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3 agosto 2018Silvia Pagliuca

Led e bolle d'acqua, il cuore dell'energia pulita in una torre hi-tech

Bolzano, l'Alperia Tower è il serbatoio di accumulo del teleriscaldamento. Efficienza e design per un futuro sempre più all'insegna della green energy

Un fascio di luci alto 40 metri svetta alle porte di Bolzano Sud. È la torre di Alperia, il serbatoio di accumulo del teleriscaldamento costruito dal principale provider dell’energia dell’Alto Adige, società nata dalla fusione tra le due più importanti realtà energetiche locali, SEL e AEW. Nella torre vengono immagazzinati circa 5.850 md’acqua che può essere riscaldata fino a 95° C attraverso calore di scarto recuperato dal termovalorizzatore di Bolzano, creando dunque energia termica dai rifiuti. Il meccanismo contribuisce così alla produzione e alla gestione più efficiente di calore sicuro e pulito per la città. A serbatoio carico, infatti, può essere immagazzinata e ceduta alla rete di teleriscaldamento una quantità di energia termica pari a 220 MWh. «L’Alperia Tower è il punto d’incontro perfetto tra il consumo della città che presenta picchi mattutini e serali e l’inceneritore dei rifiuti che ha, invece, una produzione costante. Grazie alla torre, infatti, il calore viene immagazzinato e poi riutilizzato con straordinari benefici per gli utenti» commenta Wolfram Sparber, presidente del Consiglio di gestione di Alperia. 

L'obiettivo

Alla base del sistema c’è il teleriscaldamento, meccanismo che consente di fornire riscaldamento e acqua calda alla città utilizzando il calore proveniente dal termovalorizzatore dei rifiuti, appunto, e il gas da cogenerazione. A oggi, questo è il sistema più ecologico per fornire calore: la dipendenza energetica da fonti fossili, infatti, è notevolmente ridotta e si evita l’emissione nell’aria di diverse migliaia di tonnellate di CO2. «Quando il sistema di teleriscaldamento di Bolzano sarà interamente completato, riusciremo a evitare l’emissione di 50.000 tonnellate di COogni anno. Quantità pari a quella assorbita da 4 milioni di alberi» conferma Sparber. 

La centrale è in funzione da una trentina di anni e fornisce energia a circa 15 mila clienti con 250 punti di connessione, di cui 50 imprese, ma si sta già lavorando per ampliare la rete raggiungendo poco a poco il centro della città, il NOI Techpark, il nuovo parco dell’innovazione altoatesina, e l’ospedale di Bolzano. All’ospedale, per altro, non sarà solo fornito calore, ma anche aria fresca per l’estate. Il tutto con la massima sicurezza: «Con il teleriscaldamento si evitano le migliaia di piccole caldaie alimentate a gas e a gasolio, spesso poco manutenute, e si utilizzano solo due o tre grandi impianti sicuri e puliti che possono essere gestiti in modo molto più efficiente» chiarisce Sparber.

 

Ma come funziona nello specifico il sistema? Con gli scarti dei rifiuti solidi urbani nel termovalorizzatore si produce calore. Il vapore prodotto dalla combustione aziona una turbina che stimola la produzione di energia elettrica. Il calore residuo passa alla centrale di teleriscaldamento. Qui, sono presenti il serbatoio di accumulo di calore, le caldaie e i cogeneratori di riserva che producono contemporaneamente energia elettrica e calore e che sono dunque utili a far fronte ai momenti di picco della richiesta. Dalla centrale, il calore, sotto forma di acqua calda, viene immesso nella rete di teleriscaldamento con un circuito chiuso di tubazioni sotterranee. L’acqua riscaldata scorre nella rete di teleriscaldamento e arriva fino nelle abitazioni. Qui, grazie allo scambiatore di calore, l'energia viene utilizzata per riscaldare l'acqua sanitaria dell’impianto di riscaldamento domestico. Dopo aver ceduto il calore, l'acqua, attraverso la rete di teleriscaldamento, torna alla centrale per essere nuovamente riscaldata e ricominciare il suo giro.

Oltre 8 milioni di euro investiti

Ma quella di Bolzano non è l’unica centrale di teleriscaldamento presente in Alto Adige. Alperia ne gestisce altre cinque: Merano, Chiusa, Lazfons, Sesto e Silandro, gestita dalla società Teleriscaldamento Silandro Srl, affiliata di cui Alperia detiene una quota di minoranza. Nelle centrali di Chiusa e Lazfons, di Silandro e Sesto si produce calore utilizzando biomassa, quindi legno, proveniente dalle segherie e dalle attività agroforestali della regione. E la biomassa è neutrale per la CO2. Quando il legno brucia, infatti, si crea tanto biossido di carbonio quanto ne aveva assorbito il legno medesimo dall’aria durante la sua crescita. Lo stesso succede se il legno viene lasciato a marcire nel bosco, pertanto la combustione, assicurano da Alperia, non incide sul bilancio di CO2. L’impianto di Merano, invece, è alimentato sia da gas da cogenerazione che da calore residuo proveniente da processi industriali. Grazie alle tecnologie utilizzate in questo impianto, nei comuni di Merano e Lagundo arriva calore ecologico, evitando l'emissione di 8.000 tonnellate di CO, pari indicativamente all'assorbimento di CO2 di un bosco di 5 chilometri quadrati. Energia che altrimenti andrebbe persa e che, in questo modo, viene valorizzata e restituita alle famiglie.

E l’intenzione è quella di estendere ulteriormente il sistema. Nel 2017, infatti, gli investimenti nel settore del teleriscaldamento sono stati pari a 8,6 milioni di euro e hanno riguardato principalmente l’ampliamento della rete di teleriscaldamento a Merano e l’ampliamento della rete di teleriscaldamento a Bolzano con il nuovo serbatoio termico. Serbatoio che è stato realizzato anche con una particolare attenzione al design. «Abbiamo deciso di dare un contributo architettonico alla città lanciando un contest per la sua realizzazione con l’Ordine degli Architetti. Il team vincitore ha proposto di rivestire il serbatoio di accumulo con una pannellatura forata in alluminio retroilluminato così da creare non solo un manufatto molto efficiente, ma anche visivamente affascinante per la città. I fori, infatti, simboleggiano le tipiche bolle d’acqua del boiler, richiamando alla funzionalità stessa dell’impianto» conclude Sparber ricordando che la torre è stata firmata dagli architetti bolzanini Valentina Bonato, Dario Cagol e Helmut Niedermayr, con la collaborazione dell'artista Julia Bornefeld. Dunque, tutti con il naso all’insù per ammirare, ogni sera, i giochi luce ricreati dalle 220 lampade a led colorate che pulsano nel cuore dell’Alperia Tower.